Salone del libro, quando si cerca di “materializzare” gli ebook

Chi ha vissuto di persona in questi giorni la Primavera digitale del Salone del Libro di Torino torna a casa con la mente “accresciuta”: di idee, curiosità, domande e aspettative per quello che succederà nel mondo dei libri nei prossimi mesi. Soprattutto se, a furia di camminare, ha superato gli stand dei grandi editori del Padiglione 2 per arrivare in fondo alla sala, dove stavano concentrati gli espositori dell’editoria digitale. Qui la carta scarseggiava, e ognuno aveva cercato di “rimaterializzare” l’idea di libro per dare la sensazione della fisicità che manca.

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I social network non sono la televisione: perché non spendere 25$ per comprarsi 2000 fan

“La semplice presenza, la “messa in onda” della propria pagina Facebook o del proprio canale Twitter non significano niente, così come non hanno valore i potenziali spettatori segnati da un numero di like o follower che non dice quanto siano attivi nella tua comunità.

La verità è che stare in connessione online richiede un impegno comunicativo nuovo per chi è abituato a pensarsi nei canoni dell’advertising novecentesco. Lo stesso impegno che ci mettiamo offline quando nel costruire relazioni significative.”

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La Stampa / 40k: le nuove opportunità del giornalismo digitale

La sala di Book to the Future era piena sabato, all’incontro sugli ebook come nuovo formato per il giornalismo: a parlarne c’erano insieme a noi Marco Bardazzi e Anna Masera, de La Stampa. Abbiamo raccontato le  possibilità che stiamo esplorando insieme con la serie di titoli in coedizione (tre, fin’ora: sono tutti qui). Lo spunto di partenza viene da questa idea:

Il giornalismo, dice Bardazzi, ha la possibilità di offrire testimoni esperti per raccontare la realtà. Il ruolo delle testate può essere quello di soddisfare l’esigenza di credibilità che si vive oggi nel mondo dell’informazione; il giornalismo d’inchiesta trova un nuovo spazio e si libera dall’appiattimento nel metodo e nello spirito a cui è stato costretto negli ultimi tempi.

È online la video intervista di Anna Masera a Giuseppe Granieri (Direttore Editoriale di 40k) e Marco Bardazzi (Digital Editor de La Stampa).

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L’ebook e il giornalismo

40k al Salone del LibroSe ci segui, sai già che -insieme a La Stampa- stiamo portando avanti una sperimentazione sull’ebook giornalistico, quello che nel mondo anglofono chiamano long article.

Finora ci siamo occupati di economia, della sentenza dolorosa sull’amianto e -uscito ieri- dello scudetto della Juve, raccontando la storia di un anno importante per i tifosi bianconeri (qui li trovi tutti).

Sabato, al Salone di Torino, ne parleremo con Marco Bardazzi (La Stampa) e Anna Masera (La Stampa). Il titolo è: L’ebook, un nuovo formato per il giornalismo.

Se sei curioso, qui in basso ci sono alcune delle slide che gireranno a rotazione come backchannel. Ci vediamo alle 15 nella sala Book To The Future.

O anche al padiglione 2, stand H146 e J145.


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Lo scudetto degli imbattibili

Sono molto convinta che, per i lettori che ci frequentano da qualche tempo, questo post – scritto da me, poi! – sarà sorprendente. Ma quando si avviano collaborazioni straordinarie bisogna essere pronti a compiere ogni impresa.

Questo è il racconto di un’avventura incredibile: la storia, passo dopo passo, di un traguardo conquistato con tenacia, fatica e determinazione. Ma – cosa più importante – grazie all’impegno di una grande squadra guidata e sostenuta da un leader generoso.

Adesso vi aspettate che introduca lo spunto fantascientifico, o che vi racconti qualcosa fuori dal comune, surreale, un espediente fantastico che ci riporti alle storie che in genere pubblichiamo. Invece questa è la volta di un racconto avventuroso e incredibile, sì, ma del tutto reale: in coedizione con La Stampa, partita dopo partita, vi raccontiamo lo scudetto della Juventus, di nuovo campione d’Italia dopo alcuni anni difficili.

Con le immagini dei momenti più importanti del campionato e i resoconti funambolici e serrati delle emozioni attraversate dalla squadra, alla fine del libro avremo bisogno di andare a darci una sistemata negli spogliatoi, in attesa della sfilata trionfale della Juve sul pullman aperto per le strade di Torino, proprio nei giorni del Salone del Libro. Una doppia buona occasione per far festa!

Juve campione, storia di un anno indimenticabile:

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La fantascienza che aiuta a capire il presente

Sette titoli in promozione a 0.99€ fino al 14 maggio, scelti per raccontarvi attraverso la fantascienza un aspetto del presente. Memoria, amore, immortalità, etica, democrazia, immaginario e presente alternativo: quale volete indagare?

 

«Molti autori conservano l’attitudine a mettere profondamente in discussione la società, ipotizzandone versioni alternative. E questa è sempre stata una delle caratteristiche più sovversive della fantascienza.» [Ken Liu]

«È veramente difficile consigliare questo racconto, dato che parla di un episodio storico tra i più brutali. Ma dopo aver lasciato che si dibattesse nella mia testa, proprio questa considerazione lo ha reso ancora più potente.» [España Sheriff]

Finalista Premio Nebula 2012 | Finalista Premio Hugo 2012

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Tentare di uccidersi dopo essere miracolosamente sopravvissuti a una terribile battaglia su un pianeta alieno può non sembrare così insolito, la disperazione dei reduci a volte porta a gesti estremi. Ma c’è qualcosa di più nella vicenda che accomuna i cinque superstiti di Nikita: i ripetuti tentativi di suicidio falliti prima di incontrare la morte. Gregory Donovan, agente del Servizio Spaziale, vuole andare fino in fondo per scoprire che cosa è successo su quel pianeta apparentemente così ospitale che ha cambiato le vite di chi è riuscito a tornare. Anche se questo significa recarsi là da solo. Ciò che lo aspetta al termine del lungo viaggio interspaziale non è soltanto la soluzione del caso, ma una profonda esperienza emotiva al confine tra desiderio e disperazione.

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«Dando un’occhiata alle notizie mi capita di leggere di alcune condanne a 2 o 3 ergastoli. Non ne ho mai capito il senso. Mi sembra che un ergastolo sia già definitivo: la prigione fino alla morte. Cosa succederebbe, mi sono chiesto, se qualcuno con 3 o 4 condanne consecutive di 70 anni ciascuna avesse modo di sopravvivere a tutte? Questa è l’eccezione alla regola. 280 anni di prigione sono più o meno 10 generazioni. Come verrebbe accolto il condannato al suo rilascio? Come un eroe, nonostante i suoi crimini? I discendenti delle sue vittime proverebbero una sorta di rabbia genetica nei suoi confronti? In “Se per ragioni di forza” sono state questo tipo di domande a interessarmi di più.» [Jamie Todd Rubin]

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Dall’autore di racconti più premiato di sempre, un romanzo breve ambientato in una galassia minacciata da una razza aliena che commercia in dolore e infelicità.

«Nessuno sapeva da dove venivano, nessuno sapeva dove stavano andando, nessuno sapeva neppure per certo se fossero umani. Un giorno apparivano per offrire i propri servigi, e qualche tempo dopo se ne andavano, con gli scrigni colmi all’inverosimile di sogni infranti e speranze spezzate. Oh, si facevano pagare in moneta sonante, e molta… ma in effetti commerciavano in sofferenza.»

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«Una storia che ti colpisce in modo assoluto… uno dei pezzi di fiction più eccitante che abbia letto negli ultimi anni».
[Cory Doctorow]

Piacere, Russ Reynolds. Forse ricorderete il mio nome dai tre giorni in cui fui a capo della nazione. Ci siamo divertiti, quella volta, eh? Chiedo scusa per avere scatenato una guerra commerciale contro parecchi paesi del pianeta. Scommetto che provate tutti un gran sollievo per la mancata escalation allo scontro armato. Io di sicuro. E comunque alla fine gli Uwa l’hanno spuntata, no? Nessun danno, niente dolo. Vi sono grato della vostra comprensione e indulgenza. Giuro che i miei moventi riguardo all’intera faccenda, se pure piuttosto egoistici, non furono ignobili.

E adesso che il polverone si è depositato, immagino sarete abbastanza sereni da voler sentire tutta la storia dietro quegli eventi spaventosamente elettrizzanti».

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Daniel Pearlman immagina un futuro in cui la tecnologia è lo strumento di una civiltà votata alla rimozione della dimensione istintiva e irrazionale. Un futuro in cui la maschera della moderna mentalità aperta nasconde una concezione della sessualità ridotta a prestazione programmata, e dove le persone affidano la gestione della propria vita onirica a un vero e proprio genio dalle doti sognaturgiche: Yosif Iones, l’Incantastorie.

I tuoi sogni hanno un autore. Ma non sei tu.

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«Abbiamo iniziato a leggere “Cigno Nero” e non siamo stati capaci di mettere giù il Kindle fino all’ultima parola» [Brain Pickings]

Ambientata a Torino, racconta le avventure di un blogger tecnologico alle prese con la sua misteriosa fonte hacker.

«La leggenda vuole che gli scrittori che si recano a Torino impazziscano o tentino il suicidio. In realtà, io vado a Torino per trovare motivi importanti per essere sano di mente e per crescere. Se guardiamo bene, al giorno d’oggi è New York, il centro dell’editoria americana, la città in cui gli scrittori vogliono gettarsi nel fiume e morire.
I torinesi sono un popolo tranquillo, riservato, e disciplinato. Sono cinici con se stessi. Incarnano il Risorgimento, ma nel corso dei secoli, pare non se ne siano mai resi conto. Il più grande mistero di Torino è che i torinesi sono un mistero per loro stessi.» [Bruce Sterling]

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Le regole dell’horror

Kaaron Warren è un’autrice australiana vincitrice di numerosi premi. Scrive racconti e romanzi di diversi generi, principalmente horror, fantascienza e fantasy.

Kaaron Warren | @KaaronWarren | Goodreads

Frammenti di ossa: Amazon | iBookstore | Bookrepublic

Il futuro del libro è una sfida per tutti, in questi giorni, dagli autori ai lettori. Da autore in che modo immagini il cambiamento? Quali aspetti credi che si muoveranno più rapidamente?

Penso che non ci sia nessuna possibilità che il libro muoia: siamo tutti troppo dipendenti dal raccontare e ascoltare storie perché questo possa accadere. Gli scrittori possono attingere a così tante informazioni via Internet – forum, riviste, enciclopedie – che le opportunità per trovare ispirazione sono davvero infinite. E lo stesso vale per la base di lettori. Esistono numerosissimi gruppi intorno agli autori, e i loro temi vanno dalla critica al semplice supporto. Ci sono Twitter e Facebook per stare in contatto anche mentre sei solo nel tuo studio a scrivere storie segrete. Tutto questo rende la vita di uno scrittore meno isolata. L’informazione, la comunicazione e il supporto sono diventati istantanei, immediati. E, qualche volta, sono immediate anche la distrazione e il nervoso!

Mentre il processo di scrittura rimane lo stesso – per quanto mi riguarda – dato che non ci sono scorciatoie, oggi posso vendere il mio racconto in un giorno e leggere le risposte del pubblico in tempi brevissimi.

In Frammenti di ossa descrivi il futuro in un mondo infetto, in cui la malattia è diffusa almeno quanto l’egoismo, ed entrambi costituiscono le basi della società. Come sei arrivata a questa idea?

Hai colto esattamente il punto da cui ho tratto ispirazione: una società egoista. Ho conservato per almeno due anni un foglietto con scritte le parole “Come sarebbe una società in cui nessuno facesse più niente per i poveri?” Mi chiedevo che tipo di persone saremmo se il desiderio di aiutare il prossimo fosse scomparso, e se ciascuno pensasse davvero unicamente per se stesso.

L’idea mi è venuta perché ero stanca di essere assillata dai tizi che per strada chiedono un’offerta per qualche causa. Visi luminosi, giovani carini che ti chiamano e ti dicono “Ciao, come va oggi?”, in cerca di un’offerta. Non accetteranno pochi dollari: devi firmare per una piccola offerta periodica dal tuo conto in banca. Non accetteranno nemmeno un “no” come risposta, ti seguono per strada e usano il loro fascino per cercare di accalappiarti. Sono convinta che facciano passare la voglia alle persone di fare un’offerta, o che chi la fa alla fine se ne penta. C’è sempre il rischio di un sovraccarico di compassione. In Frammenti di ossa ho immaginato come sarebbe un mondo in cui ognuno è l’unico a prendersi cura di se stesso, con aiuti davvero piccoli da parte del prossimo o dello Stato. Come si comporterebbero le persone, e a cosa ci porterebbe?

Oltre questo mi ha sempre affascinato molto l’idea che abbiamo del nostro aspetto e come pensiamo di dover apparire. Gli estremismi a cui le persone possono arrivare alla ricerca di un corpo snello. Quindi l’idea dello Slenderize, l’integratore dietetico venduto dai protagonisti del racconto, si è sviluppata da qui. Era un’idea affiancata a quella di egoismo a cui stavo pensando per la società, in cui l’aspetto fisico fosse molto più importante rispetto a una quantità di altre cose.

Frammenti di ossa è un racconto horror con molti elementi della distopia. Che cosa ami di più di questa commistione?

L’horror riguarda immaginare il peggio senza cedere alla tentazione di addolcirlo. Non c’è posto per la speranza in questo genere, almeno io non credo ce ne sia. Descriverei allo stesso modo la distopia: nessuno spazio alla speranza. Perché mi affascina tanto quest’assenza e perché penso che funzionino bene assieme? Per via della loro onestà. Credo che molte persone amino la narrativa per poter fuggire, e lo capisco. La vita è dura, il mondo è opprimente.

Preferisco scrivere la mia versione di realtà perché mi ha sempre interessato capire cosa ci sia sotto. Quale sia la verità dietro le parole di un uomo, dietro le azioni di una donna? Quando finisco di leggere o scrivere il mondo reale sembra un posto più gentile, più delicato. Amo molto questa sensazione.

Cosa ne pensi della narrativa horror? Quali pensi siano le qualità più interessanti in questo genere, oggi?

Trovo che ci siano tantissime belle storie horror ai giorni nostri, sia racconti che romanzi. Autori come Reggie Oliver, Laird Barron e Gemma Files scrivono davvero dei bei libri. L’horror come genere si è aperto molto negli ultimi anni. Vediamo storie più varie, con più attenzione a diversi aspetti della società e alle persone che popolano quei racconti.

Abbiamo visto anche una rinascita dei filoni dedicati a zombie e vampiri, con uno sviluppo al di là delle loro premesse originarie. I temi che vedo evolvere sono famiglie distruttive, la società invasiva, personaggi di città sperduti nella campagna più profonda e altre cose del genere. Specchi sul mondo.
È curioso: nelle mie recenti letture per lo Shirley Jackson Award, mi sono accorta che moltissimi scrittori usano come protagonisti dei loro libri dei gemelli!

Mi piacerebbe che ci dessi i tuoi migliori consigli di lettura. Sceglieresti tre titoli imperdibili?

Tra i miei tre preferiti più recenti ci sono:

1. Un romanzo: Sheri Holman, Witches on the Road Tonight
2. Una raccolta di racconti: Livia Llewellyn, Engines of Desire
3. Un’antologia di racconti: Dead Red Heart, Ticonderoga Books

Tre consigli per scrivere bene:

I miei tre consigli credo siano simili a quelli che qualunque altro scrittore vi darebbe!

1. Leggete in lungo e in largo. Riflettete su ciò che state leggendo e non date niente per scontato.

2. Scrivete ogni volta che potete. Non pensate di dover aspettare che la musa vi bussi alla porta o finché non vi trovate nelle migliori condizioni per farlo. Allenatevi a scrivere ovunque e in qualunque momento, se potete. Non avete bisogno di un posto speciale per scrivere. Tutto quello di cui avete bisogno è di qualcosa su scrivere.

3. Prendete appunti ogni volta che vi viene un’idea o che sentite un frammento di conversazione interessante, o quando notate qualcosa di nuovo o curioso. Non convincetevi che ve lo ricordereste, perché ve ne scorderete senz’altro! Ridate un’occhiata ai vostri appunti quando avete bisogno di scrivere una storia o siete a corto di ispirazione, e cercate di usarli per raccontare.

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Non pensate di avere scampo, se iniziate a leggere.

Ridacchia, Jeremiah. A pensarci bene è l’unico personaggio a farlo: non è un mondo di persone allegre quello descritto da Kaaron Warren. Ma prima dell’allegria dal mondo è scomparso l’altruismo, il concetto stesso, intendo: sono in pochi a ricordarsi com’era quando ancora si aiutava il prossimo – aiutare, che idea assurda, e perché si dovrebbe, poi?

Rab alzò gli occhi al cielo. “I Bei Vecchi Tempi.”
La madre sbuffò. “Erano belli davvero. Le persone si prendevano cura l’una dell’altra. I governi ricchi davano soldi ai paesi più poveri. Si poteva andare dal dottore anche se non si avevano soldi per pagare. Pagava il governo.”
“E perché avrebbero dovuto farlo?”
“E se non avevi un lavoro ti aiutavano. Non ti sbattevano in prigione.”
“Non ha senso, mamma”, rispose Rab.
La madre lo aggredì. “Non capisci! Aveva senso. Ma quando tutto ha cominciato a ruotare attorno ai soldi, ha perso ogni senso.”
Bevan disse “Io non avrei sopportato di dover pagare le tasse. Non voglio che usino i miei soldi per guarire il raffreddore di qualche sfigato o cose simili.”

Ma Jeremiah si diverte, osserva gli altri con gusto. Ha l’aria di chi pensa sia solo questione di tempo, di aver pazienza. È grottesco, untuoso: come le mandorle pestate, frantumate, il suo ripetere ogni ultima parola delle frasi che pronuncia ha l’effetto della macina del frantoio sui nervi, insistente. Il suo vestirsi di bianco stride con l’atmosfera cupa, il suo comparire di soppiatto alle spalle aggiunge ansia all’angoscia, già insostenibile fin dalle prime righe.

Non aspettatevi niente di meglio, non pensiate di avere scampo se iniziate a leggere Frammenti di ossa.

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Frammenti di ossa, di Kaaron Warren

(Seguici su Twitter, Facebook o via feed RSS: prestissimo pubblicheremo l’intervista a Kaaron Warren)

FRAMMENTI DI OSSA

“Kaaron Warren costruisce una storia horror proprio come dovrebbe essere: con una prosa chiara e vivida che dipinge attraverso parole terrificanti un ambiente del tutto plausibile, e l’idea di trovarsi in un cunicolo claustrofobico e inesorabile dal quale è impossibile fuggire.” [Rock Robster]

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LA STORIA

In un futuro da cui è scomparso il concetto stesso di altruismo un’epidemia mortale infetta le persone attraverso il cibo: non c’è modo di sottrarsi al contagio, nessuna strategia efficace, nessun luogo in cui nascondersi. Jeremiah, vestito di bianco, grottesco, oleoso, paziente, aspetterà la vostra ora.

Una storia con fiori spettrali e molte, molte mandorle.

I PRIMI FEEDBACK

“Kaaron Warren ha costruito un mondo, con questo racconto.

Un mondo cinico e inquietante, un mondo dove una volta i poliziotti aiutavano la gente. Che stronzata, eh? Dove il guadagno è al centro della vita di ognuno, chi è povero muore o viene incarcerato.” [writersdream.org]

KAARON WARREN

Kaaron Warren è un’autrice australiana, vincitrice di numerosi premi. Scrive romanzi e racconti horror, di fantascienza e fantasy.

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L’indimenticabile fantasaggistica di Ken Liu

Ken LiuL’uomo che mise fine alla storia di Ken Liu è un capolavoro. Non lo penso solo io, dato che è finalista sia al Premio Hugo che al Nebula 2012.

L’uomo che mise fine alla storia di Ken Liu è uno di quei libri che non si dimenticano.

A me capita di dimenticare qualsiasi cosa, anche le mie letture.
Se non catalogo bene tutto scrivendo almeno qualche riga di commento per ciascun titolo, rischio spesso di confondere un autore con un altro, i personaggi saltano nella mia testa da un libro all’altro, gli episodi si confondono.
Addirittura a volte non so se qualcosa che ho in mente è successo davvero o è accaduto in un libro.
Questo è un problema mio, mi rendo conto, ma forse anche di altri lettori accaniti.

L’uomo che mise fine alla storia di Ken Liu è uno di quei libri che non potrei dimenticare neanche volendo.

Curioso che sia proprio questo il primo commento che mi sorge spontaneo, trattandosi di un libro che si muove attorno al paradosso di una volontà determinata a conservare il passato fino al punto di riviverlo, quando proprio il fatto di riviverlo lo cancella in quanto passato.

“Nel momento in cui appare ai nostri occhi, il passato si consuma.”

Doppiamente curioso anche che, a fine lettura, tanto ero scioccata dalla mia completa ignoranza sulle vicende dell’Unità 731, da non riuscire a capire se si trattasse di un saggio o di un’opera di narrativa: non sapevo se i fatti di Pingfang riportati nel libro fossero davvero eventi storici o invenzioni letterarie.

Il mio dubbio da un lato testimonia che il tema del viaggio nel tempo è perfettamente integrato al resto della vicenda e il lettore viene talmente assorbito dalla narrazione che si finisce per sospendere tranquillamente l’incredulità in merito a un viaggio spazio-temporale, ma si resta invece del tutto increduli nei confronti del nefasto episodio della Storia cino-giapponese.

D’altro lato, proprio la dialettica tra Storia e Narrazione è un’altra crux cordis del racconto di Ken Lui.

“Ma adesso abbiamo messo fine alla Storia. Ciò che io e mia moglie abbiamo fatto è sbarazzarci della narrazione, dando a tutti l’opportunità di assistere al passato in prima persona. Invece della memoria, oggi disponiamo di prove incontrovertibili. Invece di sfruttare i morti, dobbiamo guardare in faccia i moribondi. Io ho visto quei crimini con i miei occhi. Questo lei non può negarlo.”

Eppure, quell’ Io ho visto quei crimini con i miei occhi. Questo lei non può negarlo è da capo una narrazione.

“La nostra specie ama i racconti, ma ci è stato anche insegnato a diffidare da un unico narratore. (…) Ma solo per il fatto che ogni narrazione è una costruzione, non significa che siano tutte lontane dalla verità allo stesso modo.”

Quella di Ken Liu è per me una grandiosa forma di fantasaggistica: una fantascienza dettagliata, scrupolosa, in stile documentario, che non fa altro che restituire in modo magistrale la Storia come Narrazione. Perché “ogni narrazione è soggettiva senza alternativa e portatrice di una sua verità”.

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