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Leggere online

09 Apr 2014 in digitale | questo post è lungo 634 parole

A proposito del post Non leggiamo più come un tempo, riportiamo un estratto da La mente accresciuta di Derrick de Kerckhove.

Le culture dei primi manoscritti, come la Grecia nel VI - V secolo a.C. o il Sacro Romano Impero nell’Alto Medioevo, hanno ancora bisogno, come i bambini quando imparano, di vocalizzare il testo, che in larga parte circola per via orale. I patrizi dell’Antica Grecia avevano a disposizione scribi e schiavi che leggessero per loro. Anche se non posso affermarlo con certezza, ritengo probabile che quelle persone sapessero leggere (la Paideia, il sistema scolastico dell’Antica Grecia, prevedeva infatti che ogni cittadino di sesso maschile imparasse a farlo), ma dato che la lettura si praticava ad alta voce, e di lì andava ascoltata e meditata soltanto con l’udito, perché non chiedere a uno schiavo con una bella voce di farlo al posto loro?

La lettura silenziosa si affermò con lentezza, divenne prassi comune probabilmente in Europa intorno al XIII secolo e si diffuse ulteriormente (Paul Saenger, Space Between Words., The Origins of Silent Reading, 1997, Stanford University Press) grazie all’invenzione della stampa. Un libro, un giornale impresso su carta o una lettera scritta non sono altro che forme di controllo sulla lingua. Le parole sono statiche, siamo noi che muoviamo gli occhi e interpretiamo il contenuto. In ogni altro tipo di situazione linguistica, è il linguaggio a controllare noi: è mobile e sfuggente, oppure dobbiamo condividerne il dominio con la tecnologia che lo supporta. La stampa ha spinto molto in là l’avventura linguistica, innescando un rapidissimo mutamento evolutivo che nell’arco di non più di 35 generazioni ha portato alla scoperta e all’uso dell’elettricità, punto di partenza di una nuova impresa del linguaggio.

Con la lettura silenziosa, il corpo riprende pieno possesso della lingua. La coscienza delle parole si insedia in uno spazio interiore privato, ed esse risuonano nella mente del lettore che può ormai decidere come e quando interpellarle. Lettura e scrittura instradano il linguaggio nella mente in modo controllato, e consentono all’identità del lettore individuale di astrarsi in un’immagine di sé distaccata, quella di un homunculus che pensa. (...)

David Booth si spinge oltre: i nuovi alfabetizzati, come sono stati etichettati, hanno a che fare con testi multi-modali, come fumetti, riviste, giornali, internet, grafica, video e suono. Insieme, questi “testi” riempiono le vite dei nostri studenti, e il significato si accumula man mano che i ragazzi combinano i messaggi provenienti dai diversi media nella loro personale costruzione del mondo. Leggere allarga la mente, senza dubbio, ma l’ampliamento avviene dentro la testa. Lavorare al computer implica che quasi tutta l’elaborazione mentale, che riguardi testi, immagini o suoni, si sposta fuori dalla propria testa. L’interattività è una condizione, non un’opzione. I miei studenti sono nativi digitali. Io li chiamo “screttori” [wreaders]. Uno “screttore” è qualcuno che non è capace di leggere nulla senza al contempo scrivere.

Interagire con il materiale è d’obbligo. Il popolo multimediale non è fatto per i manuali. È l’ultima cosa che vuole, leggere un manuale. Deve calarsi nella materia e lavorarci da dentro. È abituato a operare in gruppo, in squadra, è multi-tasking, vuole toccare con mano, e realizza fuori dal suo cervello, su uno schermo, tutto quello che un “immigrato” come me era stato abituato a fare dentro. Quello che sto dicendo è che il nostro rapporto con lo schermo è molto complesso, è un rapporto in cui a tutti gli effetti una grande quota delle nostre funzioni cognitive viene data in delega.

Un brillante video che descrive la “rivoluzione dei media”, dai vecchi ai nuovi, ci fornisce un buon esempio di questo processo. (...) Il lettore digitale e gli studenti always on hanno l’opportunità di crescere con una nuova libertà e responsabilità, grazie al loro connaturato modo di leggere.

Continua a leggere La mente accresciuta di Derrick de Kerckhove

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